La struttura
Di norma le sue tragedie hanno uno svolgimento semplice e lineare, una struttura della vicenda semplificata al massimo e un ritmo decisamente lento.

Raffigurazioni di maschere teatrali latine. Queste Dramatis Personae appartengono al Terenzio Vaticano del IX secolo oggi in Vaticano.
Ma la staticità non si avverte in quanto è coadiuvata da una ricca coreografia, da costumi ricchissimi, sfondi estremamente rappresentativi.
Inoltre i concetti di spazio e tempo contribuiscono a movimentare l’azione; Eschilo è infatti maestro nel gestire il tempo dell’azione: da calmo accelera bruscamente, si contrae o passa al passato o ancora alla previsione del futuro.
La gestione dello spazio è lasciata in gran all’immaginazione degli astanti, in quanto Eschilo pone ampie e vivide descrizioni dei luoghi interessati, in parte invece ricorre a veri e propri cambi dell’ambientazione della scena. Nelle perdute Etnee la scena cambiava radicalmente addirittura cinque volte.
La lentezza e la staticità latente non sono però da interpretarsi come un errore che si cerca di nascondere, bensì sono la base stesa della tragedia: la paura viene alimentata dalla lentezza, si crea nelle zone d’ombra, la tensione si accumula con la stasi per poi esplodere con il repentino cambio di velocità. Metodi che vengono usati tutt’oggi non solo nel teatro ma anche nel cinema.


