Innovazioni
Basti dire che fu Eschilo ad aggiungere un secondo attore a quello unico che Tespi aveva contrapposto al coro; si completava in tal modo la trasformazione del cantico dionisiaco da oratorio in vero e proprio dramma. Tutte le tragedie superstiti presentano il secondo attore.

Cratere italiota con scene caricaturali.
La presenza del secondo attore sconvolge la concezione scenica della precedente tragediografia: un attore solo difficilmente avrebbe potuto realizzare una vera e propria azione drammatica. Con la comparsa del secondo attore la primitiva tragedia si trasforma in un dramma tragico. Inizialmente non in contrasto con il primo attore ma semplicemente in ausilio allo svolgimento scenico della tragedia, spiega gli antefatti o chiarisce gli avvenimenti esterni che non possono essere rappresentati, successivamente acquista personalità e spessore fino a diventare infine figura di rilievo e di contrasto. In questa nuova impostazione diventa il dialogo parte portante della tragedia e il coro, a meno che non sia esplicitamente previsto che sia protagonista, viene relegato a supporto del recitativo degli attori.
Ulteriore innovazione di portata epocale fu l'aver ideato lo svolgimento dei tre drammi della trilogia secondo un'unità tematica; questa innovazione, che viene detta anche trilogia legata e che consisteva nel far presentare a ciascuna delle tre tragedie un aspetto – un momento di uno stesso tema, venne introdotta a causa della necessità avvertita di inserire il pathos del protagonista del singolo dramma in un quadro decisamente più ampio dove la vicenda potesse trovare una più piena espressione.

Personificazione della tragedia.
Il primo esempio di trilogia legata di cui siamo a conoscenza è rappresentato dalla storia della famiglia dei Labdacidi, 467, di cui ci è rimasta l'ultima tragedia, i Sette contro Tebe; le prime due, il Laio e l'Edipo sono andate perdute.
Inoltre in alcune trilogie, come nell’Orestea, l'evento tragico era superato in una conclusione positiva. Nell’ultima parte della sua vita sperimentò l’introduzione in scena di un terzo attore: anche se Aristotele attribuisce questa innovazione a Sofocle, Temistio la da il merito invece a Eschilo; resta il fatto che il terzo attore è presente nella Oresta anche se non ha un'importanza rilevante.


